Collector's view: Collezione Giuseppe Iannaccone


Una collezione che pone al centro l'essere umano, uomo e donna, imperfetti ma affascinanti. Giuseppe Iannaccone in questo nuovo appuntamento di Collector's view ci racconta della sua passione per l'arte come piacevole distrazione e della sua straordinaria collezione d'arte: un grande arbusto composto da due rami, quello dell'arte degli anni 30 e quello dell'arte contemporanea.


Marc Quinn, Kiss, 2001, Marmo di Carrara, 184 x 60 x 64 cm
Com’è nata la sua passione per l’arte? Quando e perchè ha iniziato a collezionare?

La mia passione per l’arte nasce da un’esigenza incredibilmente

personale, avevo bisogno di distrarmi, di portare il mio pensiero lontano dal

lavoro almeno per qualche ora alla settimana.

Così, quasi per gioco, io e un mio caro amico ci impegnammo ad un’uscita

artistica di un pomeriggio ogni due settimane.

Sono molto grato a questo momento iniziale della mia passione, mi ha

permesso di studiare la Storia dell’arte a piccole dosi, con l’attenzione che si

riserva alle cose preziose, in grado di cambiarti la vita; senza la velocità

bulimica dei collezionisti seriali, ma giustificando ogni mio movimento, ogni

mio sentire attraverso la storia e lo studio.

Queste visite sono iniziate nei primi anni ’90 e mi resi conto immediatamente

che avrei voluto accorciare le distanze tra me e quelle incredibili tele colorate

che tanto mi facevano riflettere e scoprire nuovi modi di concepire il mondo; il

passo successivo era inevitabile, studiare sui Libri di Storia dell’arte che man

mano crescevano sempre più di numero nella mia casa e concentrarmi sulla

prima opera da acquisire.


Qual è l’idea di base della sua Collezione?

L’uomo e la donna, in quanto esseri imperfetti, custodi dei moti dell’animo,

mi hanno sempre affascinato; la mia Collezione pone al centro proprio

l’essere umano, i suoi sentimenti, quel ventaglio di emozioni, positive e

negative, che rendono l’uomo e la donna esseri estremamente complessi,

colmi di fragilità, vizi, virtù e sofferenze.


Muntean/Rosenblum, Untitled (The Room was a Pool), 2005, Olio su tela, 220 x 260 cm
La sua Collezione spazia tra arte italiana degli anni Trenta - Quaranta e arte contemporanea. Com’è avvenuto il passaggio? C’è un nesso tra le due?

In realtà non credo si possa pensare ad un passaggio tra queste due parti

della mia Collezione, mi piace definirle come due rami facenti parte dello

stesso arbusto; se è vero che ho iniziato a collezionare opere degli anni ’30,

mentirei se vi dicessi che ora compro solo opere contemporanee.

Sono due nuclei a cui dedico la medesima attenzione e che continuo ad

incrementare; il nesso è e rimarrà sempre l’essere vivente con i suoi moti

dell’animo, l’attenzione verso i piccoli gruppi che riescono ad emozionarmi,

come gli artisti degli anni ’30 che, in modo del tutto libero, rifiutavano l’arte di

regime per esprimere più liberamente e, ancor meglio, con incredibile

veridicità, il loro tempo.

Queste due parentesi cronologiche comunicano costantemente, le

preoccupazioni degli artisti che respiravano una quotidianità di regime e la

rifiutavano, dialogano con i giovani artisti contemporanei che, attraverso le

forme più disparate, ci raccontano una storia diversa ma sempre costellata

da sentimenti contrastanti, forti, di rifiuto o disincanto.

Cosa la colpisce di un’opera? Quali sono i criteri che segue durante il processo di acquisto?

Questa è una questione di particolare interesse anche per me; credo che il

famoso sesto senso dei collezionisti veri, che credono nelle loro scelte, possa

derivare o da un innato senso per gli affari, e questo non è il mio caso, non si

colleziona unicamente per fare economia, oppure da un sostrato culturale

che solo un occhio allenato e un grande studio della Storia dell’Arte può dare.

Una volta messo lo sguardo su un capolavoro il processo è lungo, mi baso

sulle ricerche dei miei collaboratori, e difficilmente cambio idea. Mi interessa

tutto, voglio capire perché nasce quell’opera, il percorso dell’artista, il

contesto culturale e sociale che ha permesso la produzione di quella tela.

Non mi piace collezionare i grandi nomi, preferisco arrivare prima, trovare il

capolavoro di un’artista in cui credo fermamente e sostenerlo.

Non scelgo mai un artista, scelgo sempre l’opera.


Kehinde Wiley, Passing/Posing 2, 2002, Olio su tela, 213 x 183 cm
Quante opere ha e dove le espone?

Le opere della collezione, il cui numero cresce costantemente, sono ad

oggi più di 500; il corpo maggiore è rappresentato dalle opere di arte

contemporanea.

Purtroppo lo spazio è sempre troppo poco e la maggior parte della collezione

è in deposito, il resto è gelosamente custodito nella mia abitazione e nel mio

studio che, ad oggi, sembra sempre più un museo in continuo divenire che

uno studio legale.

Il primo e l’ultimo acquisto?

La mia prima acquisizione fu uno splendido lavoro di Claudio Bonichi, una

sirena ferita che viene salvata da un fauno nella parentesi geografica della

Laguna di Venezia; il gallerista invece sosteneva che la sirena fosse appena

stata aggredita dall’uomo che la porta in braccio. Ad oggi non so quale lettura

sia quella corretta ma forse è proprio questo il bello dell’arte.

L’ultima acquisizione è un magnifico acquerello di Nicole Eisenman, un’opera

di straordinaria forza; realizzata nel ’92 l’opera riesce, attraverso una vicenda

storica come l’attacco ad alcuni pirati sbarcati sull’Isola di Lesbo, a portare

l’attenzione sulla figura femminile, alla sua forza e alla sua indipendenza.

Un suo acquisto memorabile?

Più che un acquisto memorabile direi un acquisto che non avrei mai

pensato di riuscire a portare a termine; quando vidi su un catalogo dell’artista

Alberto Ziveri Il Postribolo, ne rimasi incredibilmente colpito. La gallerista

romana che lo trattava mi aveva già avvisato, sarebbe andato ad un museo e

la moglie dell’artista, che presto scoprii essere una persona con sentimenti

d’altri tempi, in quel momento era d’accordo con la gallerista.

Dopo due visite e una cena con la gentilissima Signora Nella siamo entrati in

sintonia, parlare di arte mi aveva reso il collezionista giusto per custodire

quell’opera, ne sono ancora stupito e onorato.


Quali sono i progetti futuri per la sua Collezione?

Non vi nascondo che sento in me ad oggi una forte responsabilità, mi

piacerebbe permettere a tutti di poter godere della mia collezione; per il futuro

vorrei intensificare i contatti con le gallerie e con i Musei e, perché no,

spendere le mie energie e il mio entusiasmo per donare a Milano un Museo

fruibile a tutti coloro che, per curiosità o per scelta, decideranno di lasciarsi

toccare dall’incredibile potere dell’arte.


Milano, agosto 2021.